TERRE DI GIOTTO

Un esperimento vitivinicolo e di innovazione sociale: creare una rete locale di piccoli e piccolissimi viticoltori biodinamici sulle colline del Mugello.

La riscoperta dell’anima di questo territorio

Già all’epoca dei Medici il Mugello era territorio eletto per la produzione di vino. In un famoso cabreo del 1629 (Frosino Zampogni) appare la Fattoria Medicea del Cafaggiolo nella sua interezza , composta da 29 poderi. Molte erano le varietà da frutto coltivate ma niente arrivava ad eguagliare lo straordinario numero delle viti basse. In totale si contavano, solo a Cafaggiolo , 153.800 viti basse contro le 1965 viti allevate sul pioppo. Un numero eccezionale che niente a che vedere con la seguente storia che dopo l’avvento della fillosera caratterizza la realtà mezzadrile toscana.

 Nel 1855, Vittorio degli Albizi enologo e originario della Borgogna eredità dal padre l’ingente patrimonio terriero tra Arno e Val di Sieve e proprio sull’Appennino incomincia le sue personali sperimentazioni

 “ lasciatela per un omento apparire alla vostra mente, quale un lungo nastro che si svolga attorno agl’innumerevoli e tortuosi seni ascosi fra i gioghi dei nostri monti, limitata al di sotto fra la zona coperta dall’olivo, e al di sopra dalle macchie dei cerri o dai ridenti castagneti, e giudicate qual variato campo abbiamo di esperimenti a farsi e quanta vastità di nuovo territorio potrebbe essere conquistato per la vite!” (Vittorio degli Albizi, 1867)

 In quegli “innumerevoli e tortuosi seni ascosi” Vittorio degli Albizi pianto decine di ettari di “vigneto esclusivo” sostituendo il Trebbiano con vitigni francesi “a maturità precoce” nel proposito non di imitare i vini francesi ma di produrre vini caratteristici in questo territorio che solo i “nobili” vitigni consentono … “vini di lusso veramente fini” .

  • La raccolta dell'uva

    La raccolta dell'uva

  • La lavorazione

    La lavorazione